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Per non perdere di vista me stesso ~ Sing

gen 22nd, 2012 | Filed under A proposito di Naoto

E’ stata una settimana intensa di emozioni, ma è “finalmente finita”. Dai i primi di Febbraio starò stabilmente a Milano, lavorerò per pagarmi l’affitto e studierò per diventare ciò che voglio essere. Sono felice, ma anche un po’ timoroso. Se non fosse stato per il grande sostegno dei miei amici sarebbe stato molto più difficile affrontare questo grande salto nell’ignoto. E non voglio perdere di vista me stesso!

Per questo… Continua a leggere…

Partire! ~ La scoperta dell’acqua calda col termometro ~ Giovanile ingenuità

gen 15th, 2012 | Filed under A proposito di Naoto

Oggi è una giornata davvero particolare. (Il mio solito abuso del “davvero” si fa imperante sin dalla prima frase, però è veramente così.)
Dopodomani parto. Vado a Milano.
Ho paura.
E’ impossibile non provare l’ansia che mi pervade in questo momento. Però, ho la fortuna di avere dei validi amici al mio fianco da cui trarre il coraggio per andare avanti, a testa alta, per la mia strada.

Già, i miei amici.
Sono un pessimo amico. Già. Lo sanno bene le persone che mi stanno accanto. Divento sfuggente, evanescente… effervescente xDDD!!! No, scherzo. Però, si, tendo a sparire per lunghi periodi, sempre preso da quello che ho per la testa, anche quando non ci passa nulla. xD Ma, sento che sto cambiando.
Già lo sapevo, ma ora ho la consapevolezza per affrontare i motivi che mi spingono a fuggire dalle persone a cui voglio bene. Non è che non voglia loro bene, (anche se questa forma verbale lascia comunque un po’ trasparire il dubbio che un pochino c’è) è che ho paura di ferirle con risposte sbagliate, poca partecipazione alle loro sofferenze perché ho la testa occupata da altre preoccupazioni. Ho paura di fare affidamento su di loro e di rimanerne ferito come purtroppo è successo molte volte quest’anno, e il blog può testimoniarlo. Già.

Il motivo per cui principalmente scappo è la poca fiducia in me stesso. Ed è anche questa poca fiducia in me stesso che mi porta a fare incredibili gaffe che sconfinano in eccessi di fiducia in me stesso (che sfociano in un egocentrismo che, per fortuna, viene contrastato con fermezza dalle persone a cui tengo) {Sai, che ti adoro in ogni tua reazione <3}
Mi riferisco soprattutto alla persona che ho invitato a leggere il blog in questi giorni. Scusami, ho esagerato. Continuo a pensare che l’uomo debba essere “chi ha le spalle larghe”, ma non riuscivo a capire il motivo della tua risposta così irruenta, che però ho trovato comunque fantastica!!! *///////////* Mancava una parola chiave che già conoscevo dentro di me, e che solo un’amica più sveglia e attenta di me poteva tirarmi fuori.

ANCHE!

Sarò anche quel tipo di uomo. Ora so come mettere per iscritto quelle idee confuse sui “ruoli” dei due compagni nella coppia, e di questo devo ringraziare questa mia amica.
Mi fa davvero strano scrivere di qualcosa solo dopo che qualcuno mi abbia detto praticamente cosa scrivere. E’ la prima volta che ciò che scrivo non è frutta di una mia grande reinterpretazione perché mi ritrovo a scrivere idee di altri che condivido in toto. Ma, sono comunque io ad esporre la “teoria”, quindi, alla fine, ciò che esporrò è sempre mediato dal mio modo di vedere, e quindi credo sia comunque un discorso interessante per sapere come la penso. (che brutto discorso che ho fatto :S) Già. XD! Ho fatto “la scoperta dell’acqua calda col termometro“. (Ho l’umorismo da fisico, xSSSS)

Sarò breve, anche perché si sta facendo tardi. E la cosa è anche molto semplice.

- Perché un rapporto funzioni, ogni persona deve avere la propria autonomia.
– Qualsiasi forma di dipendenza preponderante provoca la fine del rapporto, nei casi migliori, o il continuo dello stesso, ma riempito di ipocrisia.

Questi i due principali “assiomi”.
Ho capito che la mia visione dell’uomo nella coppia deriva dall’idea del pater familias, che è un’idea un po’ fuori dai tempi, che può essere valida fino ad un certo punto nel rapporto padre-figlio, fino a quando il padre non lascia che il figlio sia “abbandonato a se stesso”, ovvero che faccia le sue esperienze e intraprenda la strada che vuole scegliere in maniera costruttiva.

Sono principalmente d’accordo con il primo assioma, il secondo non riesco ancora a capirlo. Della prima “verità” ne posso vedere un valido esempio nei miei genitori, ora che mi ci hanno fatto riflettere.
Non so bene cos’altro dire… anche perché sono preso dall’istinto di iniziare il mio solito papiro guidato dal mio super-entusiasmo, e che sarebbe rivolto ad una sola persona in particolare, ma adesso non è il momento giusto.
Quindi, per questo aspetterò.

Per quanto riguarda “Giovanile ingenuità“, lascio qui un commento scritto ad un amico in una situazione simile alla mia. Lo copio e incollo senza altri commenti perché adesso non ne ho la forza e ho tante altre cose da fare e il tempo è pochissimo.
Ci risentiamo da Milano!

Io credo che per trovare lavoro e per lavorare bisogna fare molti sacrifici, qualsiasi sia il campo. E un lavoro per iniziare penso che cercando bene, chiedendo in giro, si possa trovare. E’ con questa convinzione che salgo e sono certo che qualcosa la troverò! Lo spero, ma la DEVO trovare, quindi lo troverò senz’altro!! Anche se volesse dire farmi un’ora di viaggio per andare sul luogo di lavoro ogni giorno, anche se volesse dire fare orari improbabili, anche se significasse perdere giornate di festa. Se non si fanno questi sacrifici e investimenti per il futuro ora che siamo giovani, quando si fanno?

(si, indubbiamente la terza media c’entra. Quindi o ti specializzi con qualche corso in qualche ambito specifico dove c’è richiesta, o devi riuscire a trovare qualche lavoro generico che puoi fare senza particolari titoli di studio. Se ti arrendi è finita, ricordalo. Non bisogna mai arrendersi e bisogna sempre avere fiducia nelle proprie capacità. E se si crede che non se ne abbiano (o che se ne abbiano troppe) vuol dire che si è poco onesti con se stessi. Ognuno ha delle proprie capacità che bisogna sempre più accrescere ed affinare. Il lavoro non ti pioverà dal cielo (anche se una volta ho ricevuto una lettera davvero strana in cui mi veniva chiesto di fare il bibliotecario in un paese sperduto sui monti xDDDDD), ma dovrai essere tu a crearti le tue opportunità. Studia, informati, ascolta in giro, stai sempre attento a tutto ciò che ti succede intorno e non adagiarti mai nel limbo del “Ah, se solo ci fosse lavoro” “Ah, se non avessi solo la terza media”.
Sono tanti i casi di persone che fanno il doppio lavoro, o che mentre stanno studiando lavorano per riuscire a mantenersi negli studi. La vita non è facile, ma, se vuoi, puoi vederla come un videogioco che ti da un’incredibile soddisfazione quando riesci a battere i vari boss che ti pone lungo il cammino. Perciò non arrenderti, cercati intorno e non essere avventato. Ogni scelta deve essere ben meditata e bisogna prima essere molto consci di sé stessi prima di partire allo sbaraglio.
E, ognuno ha le proprie difficoltà, quindi, non aspettare che qualcuno ti offri opportunità d’oro davanti al naso, non succederà mai, sii tu a costruirtele e a cercarle. Vedrai che i tuoi sforzi verranno ripagati, sia economicamente e sia soprattutto a livello umano, dato che ne uscirai come una persona diversa, più consapevole sicuramente, “migliore” o “peggiore”, beh, questo non si può sapere.)

L’alchimia, la vita e la mia isola

gen 11th, 2012 | Filed under A proposito di Naoto

Articolo iniziato il 9 Ottobre 2011, ma terminato solo oggi.

In questi ultimi giorni sto seguendo le puntate di Full Metal Alchemist Brotherhood, la seconda e più fedele serie animata tratta dal manga di Hiromu Arakawa. Guardare questa serie e seguire per la seconda volta le vicende dei due fratelli mi sta dando nuove e contrastanti emozioni rispetto alla mia prima visione della storia stessa.
Indubbiamente gli episodi già raccontati precedentemente hanno perso molto della loro carica emotiva, dovuta ad una necessaria sintesi per far in modo che si arrivi presto al punto di svolta che ha dato origine al nuovo corso della storia nella prima serie, ma certi avvenimenti mi hanno comunque scosso e mi hanno fatto gridare al “bastardo!” alcune volte. La vicenda dell’intreccia-vite Shou Tucker per me è una delle più crudeli sotto-trame che si potessero inventare per turbare l’animo dei due fratelli. Non la riporto qui anche se conoscendo la fama della prima serie immagino che chi mi legge sappia a cosa mi riferisco.

Un episodio che già piacevolmente ricordavo in originale, per mia grande soddisfazione, è rimasto simile anche nella nuova versione. Mi riferisco all’episodio “Uno è tutto, tutto è uno!“. Ricordavo l’importanza di questo episodio, anche se quando lo vidi per la prima volta avevo ancora 14 o 15 anni, e rivederlo adesso mi ha fatto davvero capire quanto questa serie possa essere considerata come una scuola di vita da non sottovalutare. La ciclicità della vita, la catena alimentare, le tre fasi dell’alchimia. Ripercorrere le vicende dei due bambini, naufraghi su un’isola e costretti a sopravvivere con le proprie forze, ci ha costretti a seguire con molta attenzione le loro riflessioni sul significato della vita e dell’alchimia.

Da parte mia mi sono sempre sentito un po’ Robinson Crusue e un po’ Tom Sawyer. Non mi spaventa l’idea di dover vivere da solo nella natura e dover ingegnarmi per sopravvivere in comunione e nel rispetto di essa. Sembra strano sentirmi dire queste parole, specialmente per chi “mi conosce” da una vita, ma io sono anche questo. Il mio vero problema è che gli amici con i quali avrei potuto vivere queste esperienze li ho lasciati fuggire via per la mia incapacità di agire nei momenti giusti, arrivando sempre tardi. E succede, delle volte, che mi si manifestano davanti agli occhi queste possibilità sprecate.
E’ successo quest’estate quando per paura che la situazione diventasse più grande di me ho rifuggito un invito al pub e, ancor più significativamente, è successo ieri. Stavo andando a fare l’ultimo bagno della stagione quando nel parcheggio sotto casa rivedo due miei vecchi compagni di scuola. Stavano andando insieme in macchina a giocare una partita di calcio al campo sportivo del paese. Vedere loro due, miei coetanei (siamo nati tutti e tre nel giro di 15 giorni), con la barba e un fisico allenato andare a giocare a calcio con altre persone della loro età mi ha fatto sentire “fuori dal mondo”. Abbiamo avuto una conversazione molto didascalica terminata rapidamente, ma è bastata per ricordarmi quanto siano ormai differenti le nostre strade.

A darmi dimostrazione di aver preso strade diverse dai miei coetanei sono stati gli speciali realizzati dalla redazione di Mtvnews sugli altri ragazzi che, come me, vivono qui sullo “Scoglio”. [Potete trovarli seguendo il seguente link.] Riporto dalla descrizione del video linkato:

Elba: isola che si anima durante l’estate, ma semideserta in inverno. Per passare il tempo non resta che dedicarsi allo sport e alla musica aspettando il momento di lasciare l’Isola e iscriversi all’Università…

Già. E’ una definizione sintetica ma molto, molto azzeccata. L’Elba è questo per i ragazzi miei coetanei. Se esci fuori da questi due schemi è difficile riuscire a sopravvivere al noioso inverno e alla frenetica estate. E, a ben pensarci, io non appartengo a nessuna delle due categorie.
Sport non ne ho praticato per via del fatto che l’unico sport che qui era per me possibile fare in maniera continuata era il calcio e di musica non me ne sono mai più di tanto interessato per la mia convinzione di non voler spendere soldi in corsi “senza futuro” e per il fatto che avevo altro per la testa che suonare in una band la tastiera (l’unico strumento che bene o male mi appassiona). Ho avuto una breve parentesi musicale dedicandomi alla chitarra ma è stata una infatuazione passeggera.
C’è pero una cosa che si sono dimenticati, le varie azioni cattoliche: ACR e gruppi di giovani che coadiuvano i catechisti. Ne ho preso parte per i primi due/tre anni delle superiori e questi hanno occupato buona parte del mio tempo libero permettendo che amicizie di una vita non si perdessero per via del cambio di ambiente scolastico e che altre simpatie non svanissero. Però, come tutto ciò che succede qui sull’Isola, è stata un’esperienza destinata a finire in fretta; in quel caso per nostra scelta.
Questi 5 documentari ben esprimono la desolazione a livello sociale che si viene a creare qui sull’Isola a partire da Ottobre fino ad Aprile/Maggio. Sono perfettamente concorde quando viene detto che l’isola non offre alcun tipo di svago per i giovani e che per le sue difficoltà logistiche è persino difficile riuscire ad organizzarsi tra persone di comuni diversi, ma ci sono diversi aspetti che non sono stati affrontati in maniera adeguata e di cui parlerò forte della mia esperienza personale.

La qualità di vita che c’è qui sull’Isola non esiste in nessun’altra parte del mondo.
Metto subito le mani avanti affermando con tranquillità che la qualità della vita che si ha qui sull’Isola è cosa rara in altre parti di Italia e, forse, del mondo: la purezza dell’aria, essere circondati dalla natura, l’assenza di stress dovuti ad un eccessiva quantità di traffico, la tranquillità di una passeggiata nei boschi o di una serata passata a pescare. Tutte queste sono cose che difficilmente si possono ritrovare così concentrate in continente come qui sull’Isola ma tutti questi privilegi, chiamiamoli così, vengono mortificati irrimediabilmente quando ti rendi conto che c’è vita, là fuori, nel continente. I turisti non sono solo “portatori sani di denaro” ma sono persone che vivono una loro vita nei loro paesi di origine. Persone che si ritrovano ogni giorno a doversi confrontare con la incredibile varietà di caratteri, usi e costumi che la civiltà umana ha sviluppato nel corso dei secoli. Persone che fanno tutti i più disperati lavori, dal contadino al manager di un colosso informatico, dall’impiegato all’attore giramondo.
Quando ti accorgi che c’è altro oltre alle solite quattro chiacchiere di paese che ti perseguiteranno a vita, se non sei stato in grado di costruirti qui su questa terra circondata dal mare una situazione che ti permetta di esprimere con tranquillità tutto te stesso, beh, il desiderio di andarsene cresce, cresce sempre di più fino a farti fuggire e magari desiderare di non farci più ritorno.

Ed è, infatti, proprio questa qualità della vita il maggior punto di forza con il quale i genitori più protettivi tentano di far rimanere con sé i propri pargoli dopo il percorso di studi obbligatorio sull’isola. Riporto testualmente le parole del padre di Matteo: “Se vuoi fare trekking, se vuoi fare bicicletta, se vuoi fare qualsiasi tipo di sport lo fai [...] Però, secondo me, hai un metodo di vita impagabile. Per dire, io esco dal lavoro alle sette e me ne vado al mare, perché me lo posso permettere in 5 minuti dal lavoro andare al mare, sto un’ora al mare e poi vado a casa e ceno. E chi è che se lo può permettere, mica tanti? E questo, alla lunga, paga, eh. [...] Ti posso garantire che io un po’ di posti al mondo li ho visti. E dopo pochi giorni che stai in un posto, per quanto bello possa essere, lo Scoglio ti manca.
Come vediamo il suo discorso è incentrato sulla alta qualità della vita che si può avere qui. Sport, natura, serenità.
Giustamente, però, il figlio replica facendo notare l’assenza di diverse attrazioni fondamentali per qualsiasi giovane del nostro periodo storico: “Non c’hai nemmeno il grande cinema. Non c’hai nemmeno discoteche. Non c’hai pub. Non c’hai intrattenimenti. [...] Però se te tipo a un ragazzo gli dici: «Oh, andiamo a fa’ sub? A fa’ trekking? A fa’ vela? O andiamo in discoteca, al cinema 3D o in pub?» Lui ti fa: «cinema 3D, discoteca e pub.»
Il padre, porta a suo vantaggio, un interessante punto di vista legato ad una sua precedente esperienza nel Nord Italia: “Quando non ero fidanzato con mamma ero fidanzato con una ragazza del Nord Italia. Andavo ogni mese a trovarla e mi prendevano un po’ tutti in giro. L’elbano sta in un’isola piccolina. Ma cosa fate d’inverno? [...] Ed io a un certo punto gli ho detto: «Scusate, eh? Io sono qui da diversi mesi. Va bene. Voi dite che all’Elba non c’è questo, non c’è quell’altro e voi avete tutto. Però, tutte le sere che si esce si va sempre allo stesso identico bar». Quindi che differenza c’è tra l’Elba e la grande città dove stavano loro? Visto che andavano sempre negli stessi identici posti tutte le sere? Io almeno ho un valore a livello naturalistico, e a livello di qualità di vita che nemmeno se lo sognano.
Trovo molto interessante questo punto di vista perché altamente vero. Ciò che afferma il padre di Matteo è che se riesci a crearti delle abitudini nelle quali tu e la tua compagnia di amici vi sentite realizzati, non importa il luogo in cui vivete perché sarete sempre soddisfatti di come vanno le cose. E quindi, se bisogna scegliere, perché andare via dall’isola se questa ti offre tanto altro a livello naturalistico e a livello di qualità di vita?
La risposta, pur nella sua pragmaticità, ce la da proprio il padre di Matteo: “Certo, non puoi avere la Scala di Milano.
E il teatro di Roma, le mostre di Firenze, la musica di Napoli, e la continuità didattica di una qualsiasi scuola del continente, aggiungo io.

La cultura, ciò che differenzia gli uomini dagli animali, non può superare il mare che circonda l’isola.
So bene di cosa parlo quando si tratta di Scuole e di Isole. Direttamente ho vissuto la situazione scolastica dell’Elba e indirettamente conosco la ben più drammatica situazione che si respira sull’isola di Ponza.
Se l’Elba, bene o male, a livello naturalistico e sportivo può offrirti molto, l’isola di Ponza, no. Lì gli unici svaghi ammessi sono l’andare in giro senza una meta, magari bevendo alcool e fumando, giusto per sentirsi grandi, o andare per mare. Inoltre, come appena detto, lì non è neanche pensabile intraprendere un sereno percorso di studi. Quando raggiungi i 14 anni di età e termini la medie dovrai compiere, insieme alla tua famiglia, la scelta più importante della tua vita: andare a studiare fuori casa o fare l’unica scuola superiore presente sull’isola: la ragioneria.
A ben pensarci è proprio una scelta devastante. E’ un grosso sacrificio mantenere un ragazzo 14 enne fuori casa per intraprendere gli studi, quindi le famiglie ci pensano su molte volte prima di decidere in questo senso. Non so esattamente quanti sono i ragazzi che decidono di studiare in una scuola in continente ma so per esperienza che la scuola del luogo non gode di molta salute. Ho diversi parenti di diversi anni più piccoli di me, ma nessuno tra loro sembra davvero interessato a quello che la scuola ti offre. Un mio cugino addirittura ha terminato con la licenza media mentre un altro è sulla stessa buona strada. Quando ci penso non possono che tornarmi in mente i tipici ragazzi dei quartieri disagiati di Napoli. Non è un paragone corretto ma il grado di abbandono a loro stessi sembra il medesimo. C’è anche da dire che tra tutti i miei parenti non ce n’è nessuno che abbia libri o che si prodighi affinché i propri figli imparino ad amare la lettura. “Leggere fa fatica”.
A peggiorare sempre più la situazione è inoltre la sempre più progressiva perdita di autorità che il professore ha sempre storicamente posseduto nei paesi del Sud. Spesso sentendo parlare mia nonna la vedevo lodare la figura del Professore che ha studiato e che sa tutto, perché ha avuto la costanza di studiare sui libri quelle cose complicatissime che cerca poi di insegnare ai suoi allievi. Tra l’altro era usanza offrire pesce e prodotti locali al Professore dei propri bambini come segno di riconoscimento per il lavoro svolto e per averli tolti dalla strada. Ma, adesso, complici le sempre più devastanti riforme scolastiche, anche questa figura ha perso del tutto il suo valore agli occhi delle nuove generazioni.
Riguardo la drastica scelta mi viene in mente di positiva soltanto una cosa; ovvero poter uscire, già a 14 anni, dal limbo in cui la vita su un’Isola ti può trascinare.

Il limbo. Felice di essere un isola…to.
Citando Fabio Bonifacci, autore e sceneggiatore affermato, che stimo molto:

Il limbo del “Sarò in grado?”

Tra i problemi della scrittura che stanno “prima dello scrivere” uno dei più melmosi è l’insicurezza, il senso di colpa, la paura di “star perdendo tempo”. Il tutto riassunto nella domanda fatidica: “Io avrò talento? Sarò in grado di scrivere?”

Analogamente, vivere sull’Isola ti porta facilmente alla stesso tipo di ansie.
“Farò bene a partire e a lasciare tutto?” “Riuscirò a vivere in un ambiente così diverso da questo paradiso?” “E’ davvero necessario abbandonare tutto e iniziare ad essere un peso economico non indifferente per i miei genitori?”

Il desiderio di partire, di cambiare vita, di seguire i propri sogni e ideali è forte, ma l’insicurezza ti divora ancor più del normale. A differenza dei nostri cugini continentali, noi isolani siamo più restii ai cambiamenti, siamo di mentalità più chiusa, siamo lontani dalla frenesia di informazioni che si respira nella città. Se per i ragazzi di città è più semplice fare amicizie, conoscere persone nuove; tendenzialmente, per gli isolani è più difficile. Ci sono le eccezioni in ogni caso, ma vivere sull’Isola ti permette di trovare il tuo posto a contatto con la natura, in cui puoi rifugiarti e riflettere da solo. Il che non è un male, ma può diventarlo se si finisce ad abituarsene a tal punto da perdere quel coraggio per partire alla volta della vita fatta di esperienze reali, e non raccontate.
Io sono felice di essere cresciuto come un isolano, e di aver avuto la possibilità di conoscere le realtà di due isole tra loro unite dalle storie delle persone. L’Isola mi ha dato modo di non perdere di vista quei valori cardine delle famiglie di un tempo, in cui la povertà e la semplicità erano la vera forza per andare avanti in un periodo di estrema difficoltà, specie per le famiglie con più di 8-9 figli, come quella di mio padre. Aver vissuto come un isolano isolato, inoltre, mi ha permesso di entrare a contatto con la mia natura. Di ricordarmi che ci sono anche io, come persona e come essere vivente. Mi sento più un animale che un uomo, e questa la trovo una cosa positiva.

Vivere sull’Isola ti da molto, ma bisogna anche essere in grado di sapere apprezzare tutto ciò che ti offre. Ma quando c’è qualcosa che ti richiama, dal continente, l’unica cosa che bisogna fare è scegliere.

Partire o Rimanere? 

Alluvione materiale e spirituale

nov 9th, 2011 | Filed under A proposito di Naoto

Non avrei mai creduto di poter provare tanta tristezza nel vedere le immagini della devastazione che ha colpito un paese molto vicino al mio. Queste devastanti bombe d’acqua hanno provocato nel giro di poche ore danni incalcolabili a tutto il paese: barche affondate, strade distrutte, alberi sradicati e ovviamente allagamenti. Molte case sono ormai impraticabili; ristoranti e bar non hanno più nulla di utilizzabile. Una vera e propria catastrofe sulla quale non c’è più molto da fare se non rimboccarsi le maniche e iniziare la ricostruzione.
I fondi per la prevenzione erano stati stanziati ben dieci anni fa, ma, a quanto viene detto sui giornali, nessun comune dell’Isola li ha mai visti arrivare e così ora ci ritroviamo a dover affrontare una situazione che da più di 60 anni non si ripeteva. O forse anche più di 100.

Le devastazioni in Liguria e in lunigiana non erano bastate, no, purtroppo, anche la nostra Elba, la nostra Marina di Campo è stata colpita e abbattuta.
Se vogliamo trovare un piccolo lato positivo a tutta questa triste faccenda è che mai come ora gli elbani stanno riscoprendo l’unione come popolo della stessa isola. Prima con le proteste per l’ospedale e ora con il sostegno degli sfollati di questo disastro.

La parte più razionale di me cerca di distaccarsi da questa situazione pensando che si sarebbe certamente potuto evitare un disastro simile. Si sarebbe potuta evitare la morte di un’anziana signora di 85 anni, sorpresa mentre si trovava nella propria abitazione dall’acqua e dal fango (a quanto ricordo).
La parte più umana di me, però, quando vede quei posti in gran parte distrutti, sfigurati, segnati dalla distruzione, ha gli occhi lucidi, vorrebbe disperarsi e al contempo gridare di rabbia invocando aiuto e perdono da Dio e dalla Natura.
Io, come altre persone, sento il desiderio di voler fare attivamente qualcosa per aiutare a far risorgere questo piccolo paese; farlo tornare com’era prima, anche se sarà difficile. Su facebook, però, già si sentono le prime contraddizioni. C’è chi invita a non recarsi nelle zone colpite per non essere di intralcio ai lavori, mentre altri affermano che c’è bisogno di gente con spirito di sacrificio pronta a darsi da fare senza esitazioni. Riguardo ciò so anche che ci sono circa un centinaio di volontari, immagino specializzati in questo tipo di situazioni, che sono ospitati in un palazzetto sportivo di Portoferraio e che lavorano ogni giorno per poter raggiungere quelle famiglie che sono ancora circondate dall’acqua e imprigionate nei piani più alti delle loro case.

Mi sembra quasi di esagerare nel descrivere una situazione così apocalittica ma dalle notizie che ho letto in modo frammentato su internet e, soprattutto, dalle immagini che ho visto, sembrano corrispondere alla verità.
Non lo so.  Non lo so proprio. E intanto, mentre succede tutto questo, devo pensare anche al mio futuro, alle decisioni riguardanti la mia vita. Quest’anno me lo sono preso per riflettere e per allenarmi nella recitazione, ma se l’anno prossimo a Roma dovesse andare male? E se non fossi così determinato come dovrei?
Sarebbe molto più semplice se fossero gli altri a dover decidere per me ma non può essere così, e non deve essere così. Ho tante idee riguardo il mio futuro, ma tutte richiedono una grande dose di coraggio prima della partenza per l’avventura. Non ho l’incoscienza e la fiducia di Ash nelle persone e nel futuro che lo hanno spinto a partire di casa a soli 10 anni. Beh, si, fare un paragone con i Pokémon non è il massimo, ma, alla fine, di questo si tratta. Di prendere i miei bagagli e trasferirmi in una nuova città. Farmi degli amici e perseguire il mio sogno, che dovrebbe essere il voler diventare attore.

Riflettendoci, sia quando scrivevo la tesina sia ultimamente, il “fare l’attore” è solo una parte del mio desiderio. E’ sì ciò che voglio, ma perché è il miglior mezzo di sostentamento per vivere come vorrei, non tanto economicamente, ma quanto a livello psico-fisico, direi. Il recitare coniuga in sé il piacere della riscoperta di sé stessi attraverso i personaggi interpretati, mentre si compie un continuo lavoro sul proprio corpo e sulla percezione che ne abbiamo. Ecco, però… io… non lo so. Non si campa (solo) di sogni, ma di cibo e di denaro. E io che cosa ho in più degli altri che mi permette di pensare che io POSSO DAVVERO fare l’attore?

Risentirmi mi fa capire sempre più quanto il mio livello nella recitazione non sia minimamente sufficiente. Ho seriamente ed estremamente bisogno di lavorare e fare esercizi di recitazione. Per non parlare dei problemi di dizione.
A lamentarsi sono bravi tutti, ma devo trovare il coraggio e superare i miei limiti e il modo migliore è la scuola di recitazione, ma mi sento frenato. Devo buttarmi, però questo significherebbe precludermi un altro tipo di vita; una vita legata alla mia personale crescita lavorativa perché, per il mondo del lavoro, ho già perso un anno di fondamentale importanza riguardo alla mia eventuale carriera.

Mio Dio, io non so più cosa pensare. Ho anche un gran bisogno di fare sport, ma temo che quando sarò di nuovo a casa mi riadagerò nella comodità del mio habitat e farò passare il tempo. Devo “solo” trovare la determinazione e la fermezza per perseguire il mio alto obiettivo. Ma sta iniziando a tremare sempre con più forza e per me seguirlo sarà sempre più difficile; più mi avvicino ad esso,più rischio di mancarlo, e questa sì che sarebbe una grande delusione per tutti.

Non so se sarebbe una grande delusione per me. Non vorrei dare molta importanza ai miei desideri, sono stufo di rimanerci male.

Insomma, che c***o devo fare della mia vita?
Inoltre, non voglio prendere questa dannata patente perché non voglio essere sfruttato.
Questa è la verità su quel maledetto foglio di carta per la libertà e per la fuga.
I discorsi fatti al ristorante mi hanno troppo condizionato.
Ma non posso non prenderla.

Il cane che gira intorno senza riuscire mai a mordersi la coda.

Boris, forse tu sai cosa consigliarmi, dall’alto dei tuoi 25 anni. Boh, mi saprai dire.

Ma, perché basta che non faccia niente per una settimana; nessun “doppiaggio”, nessun progetto con le persone che la pensano come me, che la mia sicurezza svanisce? Io DEVO trasferirmi. Lo devo fare. Ma la vita è dura e io non voglio viverla da solo. ACCIDENTI!

Volendo avrei potuto “mentire” chiedendo di voler fare l’università a Roma mentre intanto guardavo l’ambiente, ma poi non mi sarei dedicato allo studio come promesso a me stesso e ai miei genitori. Perché etica e pratica difficilmente vanno d’accordo?

Be ne vado anche a dormire. Sono le 2 di notte e domani mi attende una giornata lunghetta e con la prenotazione di questo maledetissimo esame! Devo riuscirci! Devo farcela ma non voglio essere sfruttato e sfruttare i miei genitori, i loro soldi e la loro macchina, anche se desiderano che io prenda questa, maledetissima, patente!

‘Notte!

Nao.

 

Stanco perché non faccio nulla

ott 19th, 2011 | Filed under A proposito di Naoto

Ciao. E’ da un bel po’ che non scrivo qui, eh?!
Lo so, chiedo scusa a quei lettori che si precipitano qui ogni giorno per sapere della mia vita e dei miei pensieri. Perché so che ci siete e siete tanti. D’altronde il numero dei commenti parla chiaro, no?! ; // S
Lasciando stare questa becera ironia da quattro soldi che non fa ridere nessuno, provo a scrivere quest’articolo sperando di avere la costanza per arrivare a terminarlo completamente. Eh già, perché qua, tra le varie bozze, ci sono 5 o 6 articoli che aspettano o una revisione o la stesura della parte conclusiva che ho rimandato al giorno successivo, a quello seguente ancora e, come potete ben immaginare, è arrivato ad ora. Volendo avrei un altro articolo già quasi pronto e scritto su Faccialibro. Lo troverò e lo metterò nelle bozze così quando ne avrò la pazienza e soprattutto la voglia lo revisionerò, magari corredato con video inerenti alla traccia.

Essenzialmente, sto scrivendo per farvi sapere che ci sono e per ricordare al me stesso del futuro quello che stavo “non” facendo in questo periodo dell’anno.

Oggi è il 19 Ottobre e sono nella mia comoda cameretta sull’Isola. Mi trovo qui perché a Roma è andata male. La mia spregiudicatezza di voler riuscire a passare al primo colpo un esame difficilissimo come quello alla Silvio D’Amico ha subito fortunatamente un bel colpo ed ha dovuto arrendersi di fronte al secco rifiuto di un secondo “colloquio”. Ad un primo superficiale esame questa è una cosa bruttissima ma per me non lo è affatto. Semplicemente non sono ancora pronto e questa esperienza mi è servita tantissimo per imparare dai miei errori ed arrivare al prossimo (e ultimo?) provino molto più preparato.

E quindi adesso mi ritrovo a metà Ottobre con sulle spalle il peso di un fallimento e di aspettative mal riposte nei miei confronti. Lo stress per le superiori e la mia totale dedizione alla recitazione hanno fatto sì che non mi curassi di null’altro al di fuori di quel provino, preparato tra l’altro in maniera fin troppo superficiale. A pensarci seriamente se rimango qui, anche l’anno prossimo passerà nello stesso modo ma ho per fortuna ancora un po’ di tempo per rifletterci e ho altre preoccupazioni per la testa che parallelamente mi formerebbero in vista di quel tipo di scelta di vita.

Dicevo, niente università, niente lavoro. Sembro tranquillamente una specie di hikikomori nullafacente, quando in realtà non vorrei assolutamente neanche lontanamente sembrarlo! Il problema è che ho difficoltà a fare quello che vorrei e che è solo una cosa ben specifica: dedicarmi esclusivamente al lavoro creativo riguardante video e recitazione. Il problema è che non posso farlo come davvero vorrei.

 

Punto Primo: Doppiare. E’ il mestiere che voglio fare una volta che sarò un artista professionista per cui è normale che voglia esercitarmi il più possibile con assoluta dedizione a tutto ciò che ne è correlato.
Problemi: – Non ho casa libera quasi mai. Ho saltuariamente casa libera la mattina e il sabato pomeriggio. Quindi, non posso davvero coltivare questa passione come dovrei. Deve esserci un lavoro costante ogni giorno per diverse ore al giorno ma come ci posso riuscire se vengo limitato in partenza?

Soluzione: – Spostarmi ogni giorno con computer e microfono in una “villa” vuota a 5 minuti a piedi da casa. E’ una soluzione ragionevole se non ci fossero altri problemi contingenti dovuti alla scomodità di quel luogo e del fatto che sia una casa praticamente vuota e non mia. Però, se magari mi organizzo potrebbe andar bene. [Incredibile, scrivere sul blog mi ha fatto trovare una specie di soluzione]

 

Punto secondo: Editing video. Chi mi conosce sa quanto ci tenga alla qualità complessiva di ogni mio lavoro, sia che riguardi il video sia che riguardi l’audio. E qui spunta fuori il secondo e ancor più insormontabile problema.
Problema: – Il mio “amato” computer portatile non riesce più a gestire i nuovi e sempre più complessi video che vengono pubblicati. Ho miriadi di idee che voglio realizzare: “Trailer, clip, parodie” ma non posso realizzarne nessuna perché Vegas va tremendamente a scatti, a tal punto che è praticamente impossibile riuscire a fare qualcosa se non riconverto il video a monte. E questo è “accettabile” se devi riconvertire un piccolo video ma diventa una questione troppo onerosa se i video da riconvertire sono decine e decine e per ognuno di essi servono mediamente tre/quattro ore che trascorrono con il rischio che il computer si spenga perché troppo surriscaldato.

Soluzione: Me ne vengono in mente alcune.
- Riconvertire i video. Impraticabile per via dei proibitivi tempi di lavoro.
- Scaricare video più leggeri sacrificando la qualità. Quindi usare solo video di youtube o di fansubber scrausi che rilasciano con Windows Movie Maker. Da suicidio.
- Un nuovo e potente pc FISSO: non ho soldi e non voglio chiederne ai miei.
Ergo, o vinco al lotto o mi do per vinto. Se avete altre soluzioni sono lietissimo di ascoltarle, mi salverebbero la vita.

 

Punto terzo: Riuscire a fare con profitto le prime due cose. So per esperienza che se riesco a realizzare ciò che voglio fare sono pieno di energia e inventiva e avrei meno freni nel fare cose per me di importanza secondaria (come la patente).

Questo articolo lo termino qui così da poter finalmente pubblicare qualcosa. Attendo vostri commenti e dovrei anche scusarmi con molte, molte persone ma non so quando lo farò.
So solo che sto superando sempre più i miei precedenti record di irreperibilità. Sono due settimane che non accendo il cellulare.

A presto.

Naoto

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